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Larsen Lombriki
 

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(snowdonia/rotor audio club, 2005)
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(snowdonia/rotor audio club, 2000)
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[recensioni] :: FREE FROM DECEIT OR CUNNINGS ::
 

Sono ormai più di 5 anni che i Larsen Lombriki strisciano al di sotto della scena musicale romana, se non fosse per loro particolarissime iniziative, come il lancio di nuovi generi musicali (la sleep music o la incredible car rave music) in una serie di improbabili festival d'appartamento. Nonostante la loro storia cominci ormai a farsi corposa, grazie alla partecipazione a numerose raccolte e alla pubblicazione del cd d'esordio "Glad to be here", il gruppo sembra quasi geloso della sua identità clandestina, privilegiando la dimensione domestica come momento di massima espressione della propria creatività. Ecco quindi che i venti minacciosi episodi che compongono questo loro recente "Free from deceit or cunnings" appaiono concettualmente prossimi ad alcune essenziali produzioni dell'age d'or della new wave (Flying lizard, Residents, Lemon Kittens ...) ancora legati ad un immaginario analogico popolato di vecchie batterie elettroniche e polverosi synth monofonici, magari utilizzati nel salotto di casa in qualche estemporanea session casalinga. Si respira un'aria di grande libertà creativa, un'insana ricerca di melodie allo stesso tempo semplici e contorte, la celebrazione della deformità, una spiccata vena parodistica dispersa in un senso drammatico diffuso. (8)

Massimiliano Busti - Blow up (maggio 2005)


I Larsen Lombriki nascono a Roma nel 1997 con l'intento di coniugare le passioni parallele per l'arte concettuale e l'avant-rock. Da sempre il gruppo agisce quindi su un confine tra arti visive e musica e, non a caso, contemporaneamente all'uscita di questo cd è in svolgimento in diversi luoghi selezionati (Forte Prenestino a Roma, Wide records a Pisa, Fnac a Napoli…) una mostra curata dai Nostri che prende il nome di “Underground nightmares”. Affidando ad altri più competenti il commento della mostra, mi limito in questa sede all'aspetto squisitamente sonoro.
Co-prodotto dalla loro etichetta personale Rotor Audio Club e dalla messinese Snowdonia, “Free from deceit of cunnings” è il secondo cd dei Larsen Lombriki ed esce a distanza di quasi cinque anni dal precedente “Glad to be here” (2000). Chi si lamenta della prolificità dei musicisti contemporanei dovrebbe essere soddisfatto di questo lasso di tempo intercorso tra le due uscite che predispone positivamente l'ascoltatore infondendogli la speranza di avere tra le mani un lavoro ponderato e qualitativamente denso. L'ascolto effettivo dimostra come questa speranza sia ben riposta.
Se anche il disco non è un capolavoro, contiene una quantità di idee, una varietà di soluzioni e una miscellanea di rimandi che lo pongono di certo al di sopra della media. La musica dei Larsen Lombriki saccheggia a piene mani la storia del rock alternativo, concentrandosi soprattutto su rockabilly istrionici e roots rock sfigurati. Numi tutelari dell'operazione non potrebbero essere altri che i Cramps (spesso ripresi pedissequamente, come in “Time for love”) e Quintron (soprattutto per l'uso sistematico di tastiere giocattolo, elettronica bizzarra e campionamenti schizoidi). Altri nomi che mi sento di citare sono i Suicide (in “Honey”), i Royal Trux di “Twin infinitives”, i Residents e, in blocco, il giro completo dell'etichetta Skin Graft, da sempre un punto di riferimento per la Snowdonia.
Rimane da definire lo stile. Loro parlano di “musica sperimentale buffa”, di “flux-a-billy” di “sub-avant-garde'n'roll”. Mi sembrano definizioni accettabili anche se, effettivamente, sono del tutto nonsense. Forse è proprio per questo che calzano così a pennello.

Massimiliano Osini - Rockit


Conoscevo i Larsen perché erano apparsi su quel capolavoro che è la compilation “lupinaria uccide” perciò già sappiamo che questa è roba buona. Non sospettavo, invece, che provenissero da roma… ma questo, alla fine, non frega a nessuno. All'inizio sembra di sentire bruno B.ritmo (che mi offrirà una birra per questa citazione) beh, la voce sembra la sua, lo stile c'è tutto! Ma Bruni a parte, questo è un disco matterello in cui c'è tutto! Dal rock n'roll,attraverso la psichedelica fino all'elettronica, il tutto bello macinato e ricomposto in una forma di golem sonoro con gli occhiali scuri rotti, la camicia hawaiana ed un paio di scarpine di plastica da mare… inquietante, grottesco, simpatico… geniale! Per certi versi si potrebbe mettere in ballo Jon Spencer e il suo reinterpretare il blues, ma qui non si parla di distruggere e ricreare o di plasmare un qualcosa, le forme sono molteplici ed entrano già tutte belle e scomposte... diventano ipnotiche. Tra le tracce compare e scompare di tutto, pistoleri, Tom Waits, videogames e vecchi synth roland. Questo, come altri capolavori snowdonia, si presenta più come un viaggio sonoro che come un disco da saltellare qua e là alla ricerca di un brano rappresentativo. Questi sono dei pazzi, ma fanno parte di quel tipo di pazzi che hanno capito effettivamente come stanno le cose. La grande varietà di scelte lo rende nuovo anche dopo vari ascolti. Nonostante non sia un disco ‘facile' e per tutti dategli comunque un' occhiata... magari fa per voi... l'unico mio disappunto è per la scelta dell'inglese nei testi… ma non era la snowdonia che aveva fatto un comunicato riguardo alla “non produzione di materiale nella lingua anglofona/imperialista”? Vabbè, questo disco meritava di uscire comunque... l'ha fatto... si vede che è qui per qualcuno di voi.

Nooz


I Larsen Lombriki, che nulla hanno a che spartire coi torinesi Larsen, sono una di quelle sfuggenti entità il cui rapporto con la parte più visibile della scena e con l'industria discografica può dirsi quantomeno problematico. Attivi dal 1997, nascono come braccio musicalmente armato di movimenti artistici di più ampio respiro, facenti capo alla cosiddetta Public Art e all'azionismo. Anche sul palco, la loro è performance più che musica in senso stretto (basti dire che si sono esibiti anche in playback), e ciò che dà forza a certe loro azioni e dichiarazioni improbabili è uno slancio ironico e sarcastico vivo e pulsante, che li rende in grado di ergersi al di sopra di tutti i disturbi della personalità tipici di chi sperimenta prendendosi troppo sul serio.
Questo al di là dell'aspetto musicale, perché se dobbiamo parlare nello specifico di questo disco che segue di ben cinque anni l'esordio “Glad To Be Here” è necessario riconoscergli un valore che va ben oltre l'impostazione di partenza. I sei misteriosi romani, dai nomi di battaglia quantomeno bizzarri (pix, abel aabab, +uno, e. spenazo, rudi van mad e ben presto), propongono un intracciabile caleidoscopio sonoro che rimescola generi in allegria, dalla new wave alla no wave, dall'elettronica al blues all'avanguardia pura passando per il noise, spesso e volentieri con idee che risultano buffe nella loro bizzarria. Tra Jon Spencer e Tom Waits, tra Suicide e Residents ma soprattutto vicini a questi ultimi, i Larsen Lombriki riescono a non essere mai scontati e a sorprendere, soluzione dopo soluzione, l'ascoltatore che non sa mai cosa aspettarsi da loro. Difetto più evidente, la carne al fuoco è forse troppa, e una volta trovato un buono spunto la frenetica spinta a cercarne uno nuovo preclude l'opportunità di sviluppare percorsi che sarebbero potuti risultare molto interessanti. Ma a loro, supponiamo, poco importa: se sperimentazione buffa deve essere, che sia. (3,5/5)

Fabio Cagnetti - Kronic


Ignorare ciò che, almeno teoricamente, potrebbe risultare “sperimentale” è, oggi come oggi, un lavoro arduo e problematico; ignorare chi sperimenta, chi riesce a regalare nuove emozioni, nuove idee, è praticamente impossibile. Sarebbe, così, inammissibile rinunciare ad un approccio verso i Larsen Lombriki, band romana che, dopo aver esordito cinque anni fa con “Glad To Be Here”, bissa grazie anche a quella stretta collaborazione fra la Snowdonia Records e il Rotor Audio Club. Sebbene ci abbia messo del tempo ad afferrare il concetto artistico dei sei romani, il nuovo album, “Free From Deceit Or Cunnings”, potrebbe facilmente essere considerato come uno dei lavori discografici più completi degli ultimi mesi.
Pur essendo accecato dall'incredibile ingegno della band, ho impiegato diversi giorni nel comprendere le idee e le influenze musicali dei Larsen Lombriki che, con una smisurata facilità, impastano e ingoiano il kraut-rock dei Can e dei Neu! (“Ocean” e “Returning To My Own Bed”), la no-wave dei Devo e Pere Ubu (“Kosuth Youth”, “Cane Nero Del Congo” e “Happy En”), l'acido pop psichedelico di Barrett (“Birdsong” e “Polyplastic”) e il rock'n'roll dei Velvet Underground (“Time For Love” e “Anytime”). Venti tracce impreziosite dall'uso, “smodato e balordo”, di sintetizzatori che, coinvolti nell'ironia bislacca e instabile della band, modellano e delineano un album alquanto ostico nei geni.
“Free From Deceit Or Cunnings” è la conferma di un gruppo che, pur avendo alle proprie spalle un solo album, dimostra notevoli capacità tecniche, capacità site nel sapere giostrare, a proprio piacimento, quei diversi generi musicali precedentemente citati. Abili giocolieri dell'elettronica più stramba, i Larsen Lombriki si confermano una delle band più promettenti del nuovo millennio. (8/10)

Francesco Diodati - Rockon.it


Captain Beefheart
, HenryCow, Confusional Quartet, Larsen Lombriki. Nomi che mi vengono a galla non tanto per paragone, ma per attitudine. Cercare. Sperimentare. Lo “sforzo” di cercare nuovi orizzonti. Inviare nuovi segnali. La materia Larsen Lombriki è più complessa e allo stesso tempo più semplice di quel che si potrebbe pensare. L'uso degli strumenti per ciò che sono, per l'essenza delle loro possibilità, insieme ad un uso “calibrato” della consolle, hanno partorito una piccola opera d'arte. Questo anche per dire che nel periodo maggio - giugno si “accompagnerà” a una mostra, “Undergrrround nightmares” che espone ritratti di personaggi della musica e della cultura alternativa elaborati in modo tale da ritornare sconosciuti. Nell'era del perfezionismo musicale “assoluto“ dove una sola persona armata di PC può “produrre gruppi e orchestre“, dà veramente soddisfazione ascoltare canzoni suonate da tanti strumenti quante sono le persone”. +uno (campionatore tastiera, chitarre, programmazione batteria elettronica, turntable, voce) Rudi Van Mad (voce, chitarra) Pix (sassofono, sintetizzatore) Abel Aabab (turntable, sintetizzatore, tastiere, progr. batteria elettronica, cutup) Ben Presto (chitarra, basso, armonica, campionatore, cutup ) E. Spenazo (voce, chitarra ritmica&fuzz, tastiere, programmazione). Elettronica ed elettricità, voci, rumori, distorsioni controllate compongono una struttura che sfugge ad una comprensibile catalogazione, rimanendo nella scia di quelle formazioni che compongono musica con intenti evolutivi, nel rigore e nella semplicità di persone che rimangono con i piedi per terra. Fare un paragone per dare un aiuto nella comprensione della loro musica vorrebbe dire ingabbiarli. Un "Universo musicale" condensato nella più piccola particella: questi sono i Larsen Lombriki. Una volta sentiti, potresti cambiare opinione sul Mondo.

Freak'n'RG - Ultrasonica


Maneggiateli con cura. I Larsen Lombriki
giocano con la musica che gira intorno
mescolandola e sfigurandola senza pietà.
Frammenti distorti, interposizioni, aggiunte,
campionamenti e manipolazioni varie sono
alla base di una serie di brani che raccontano
quest’epoca distratta. Se la lezione
dell’underground è quella di testimoniare
senza pietose finzioni la realtà anche negli
angoli più nascosti la band è una delle più
interessanti esperienze sotterranee del
nostro paese.

Gianni Lucini - "Liberazione" (29 maggio 2005)


Quale ridanciano impasto di veleni e detriti! Quale limaccioso stridore, proprio lì, sul nervo scoperto, nell'ansa in cui l'onda di piena ha depositato le scorie, e che il riflusso porta infine alla luce! Ma che bel brodo primordiale, lasciato crogiolare a cielo aperto, con le carcasse delle modernità a far bella (!) mostra di sé, moribonde e fibrillanti e decomposte. Il secondo lavoro dei Larsen Lombriki è la colonna sonora di tutto il mondo, questo mondo, come la scriverebbe un rockettaro esaurito alle prese con visioni sature di disgusto & disprezzo: la sua calligrafia sarebbe rock penetrante, aspro, nocchiuto. Lame rugginose a tagliuzzare il ventre i polsi e gli occhi, gli scabri singulti del Pop Group (Carry on devoted forced laughs , Ballad of the bleeding men), l'agghiacciante sordidezza dei Suicide (Honey), l'assalto animalesco dei Velvet più scellerati stemperato Pere Ubu (Kosuth youth) o Brian Eno (Anytime), una rasoiata in obliquo attraverso una poltiglia di fantasmi Devo, Joy Division e Jon Spencer (Stupid rock'n'roll).
La new wave insomma è il cuore nero dell'antro, e a farle compagnia è il rimbombo del rock che più ha cercato di gettare il disagio oltre l'ostacolo d'un presente inaccettabile: il garage, il noise, il kraut, le sfuriate lucide e disarticolate dei Royal Trux, la nostalgia intossicata e beffarda dei Cramps, la psicosi febbrile dei Talking Heads, il torvo delirio di Tom Waits, il depistaggio sistematico dei Residents. Frammenti, schegge e brandelli di un discorso/disanima che s'accartoccia e distende, implode giusto un attimo prima d'esplodere, si rannicchia nella tana dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora. Già, perché in questa sbrigliata introspezione, in questo sdegno disinvolto, sembra nascondersi il senso stesso di una rivoluzione atrofizzata, come se non esistesse neanche la possibilità di una strada, solo macerie meno tollerabili agli occhi che ai piedi che le devono calpestare.
A questo punto, ci credereste che si tratta anche di un disco simpatico? Che una patina di comicità lo ricopre come un lenitivo? Che viene pure da sgambettare e fare su e giù con la testolina? Sì, perché non manca ai Lombriki il senso del ridicolo, dell'insensatezza salvifica, della patafisica illuminante. Una “leggerezza” pescata nel ventre stesso del disincanto, nel fondo della più fredda disperazione. Come se ci fosse sempre qualcos'altro cui appoggiarsi, cui rimandare l'atto vitale. Il colpo di reni, il palpito fisiologico. E a qualcos'altro sembra infatti alludere questa congrega di visioni, forse a quelle stesse “visioni” che compongono l'esposizione Undergrrround nightmares, che costituisce l'evento gemello e parallelo a questo disco. Cercatene un assaggio nel loro sito, v'imbatterete negli incubi più amabili e familiari che vi siano capitati di recente.

(7.1/10)

Stefano Solventi - sentireascoltare


Anche in Italia possiamo vantare dei piccoli miti da sottobosco musicale. Uno di questi vive a Roma da qualche anno, manifestando la propria esistenza con uscite discografiche saltuarie, anzi magari anche frequenti, ma sotto identità (inventate spesso in maniera estemporanea) sempre diverse: quello di cui scrivo è il secondo album (dopo "Glad To Be Here" del 1999, e sempre per Snowdonia) a nome Larsen Lombriki.

E che musica fanno questi Lombriki? Il sito della Rotoraudio, la loro etichetta di produzione, elenca una pletora di gruppi e canzoni (scaricabili), in realtà tutte facenti capo allo stesso gruppo di persone. Depistaggi veri e propri, gruppi e dischi inventati e altre prese in giro riconducono questo anomalo collettivo a una filosofia di stampo residentsiano, e il frutto musicale che ne esce è ambiguo, in quanto i nostri non fanno mai capire se le loro intenzioni sono davvero serie, nell'accezione comune del termine, o meno, elaborando una forma di non-manifestazione di intenti, o manifestazione di non-intenti, che riesce sempre a spiazzare l'ascoltatore. All'atto pratico, ascoltando il loro disco ci si ritrova lì per lì col sorriso in bocca, ma subito dopo vien da pensare che forse stai facendo la figura del fesso; e viceversa, in un potenziale corto circuito: un oggetto che, da qualsiasi parte lo si guardi, restituisce una prospettiva distorta.

La musica dei Larsen Lombriki è palesemente il risultato di più menti eterogenee: ne risulta una proposta multiforme e imprevedibile. "Free From Deceit Or Cunning" si compone di 20 brani per circa un'ora di musica e, al di là delle precedenti considerazioni, contiene una musica abbastanza eterogenea, nonostante le idee sembrino dispiegarsi in maniera meno dispersiva rispetto al disco precedente e il suono sia complessivamente più aggressivo: cut-up di elementi a volte in antitesi formano così farsesche musiche da piano-bar ("Skilled At Something"), proiettili aggressivi a cavallo tra Chrome e Cabaret Voltaire ("Kosuth Youth"), spassosi blues da saloon "Happy Hyped Hippy (With A Whip)", pillole di new-dark (perfetta in tal senso "Anytime"), martellamenti insistiti electro-industrial alla Suicide ("Honey"), finto post-rock, schegge di kraut-rock ("Can You Imagine Me"), scampoli di blues che si riflettono in specchi deformanti da luna-park su cui aleggia l'ombra del capitano, il tutto concluso con una cantilena che sfuma in un finale da comica alla Ridolini, ultimo sberleffo rivolto all'ascoltatore.

La musica viene giustamente rappresentata anche dalle immagini contenute nel disco: montaggi mostruosi ma famigliari e simpatici allo stesso tempo, o completamente privi di senso. Potrebbero ritrarre noi ascoltatori: mostruosi quando - troppo spesso - ci illudiamo di capire e catalogare, fino a che non ci imbattiamo in lombriki capaci di smontare qualsiasi pre-giudizio. L'indelebile fil rouge è quella sensazione di straniamento e alienazione, che farà sempre guardare a questo disco sullo scaffale con simpatia o timore, e poi ancora con simpatia e poi timore…e chi rischia di più è proprio chi si convince di averci capito qualcosa, come chi vi scrive.

(8/10)

Paolo Sforza - ondarock


I Lombriki non sono un semplice gruppo musicale, bensì una delle svariate emanazioni di un progetto che da oltre un lustro coinvolge alcuni “microterroristi” della scena sotterranea romana nella realizzazione di riviste, fumetti, azioni (anti)artistiche, compilation di gruppi fantasmatici, video e quant'altro. Un'indagine sulla band, al secondo album dopo Glad to Be Here del 2000, dovrebbe partire quindi da www.larsenlombriki.it, sito che ne documenta le molteplici aree di intervento. Ad esempio, con le brutte facce di “personaggi alternativi” causticamente decostruite nella mostra Undergrrround Nightmares di cui Free From Deceit… è una sorta di sonorizzazione: una raccolta di appropriazioni ludo-plagiariste, sberleffi neo-beefheartiani, slabbrate parodie lo-fi di moduli art-rock e vecchi amori disconosciuti (dai Residenti a Papà Ubu). Il gioco però ha nerbo e fantasia: a volte paga non prendersi troppo sul serio.

(area: Sperimentale; valutazione: 4/5)

Vittore Baroni - Rumore Luglio-Agosto 2005


C'è qualcosa che contraddistingue I Larsen Lombriki da tutte le altre band nostrane, una sorta di consapevolezza di base che li allontana dalle forme stereotipiche di tutto il resto della contemporanea musica no-rock ludico –sperimentale. Forse perché i membri la sanno lunga sulla musica deviata, o perché non c'è quella urgenza giovanile di dover essere accattivanti a tutti i costi. Attivi ormai da cinque anni nel sottosuolo capitolino (chi più di un lombrico!?), i Larsen Lombriki con “Free from deceit or cunnings“ fanno ordine, a dispetto del precedente “Glad to be Here” costruiscono un viaggio decisamente più lineare, che ricorda i Residents di un tempo. Libertà creativa, ironia e gioco, è questo che contraddistingue davvero queste 20 tracce, una lezione di stile dai terrosi lombrichi oramai non giovanissimi, ascoltate e imparate bimbi…

Francesco De Figueiredo - NERO n.5 (Maggio/Giugno 2005)


La seconda prova dei romani Larsen Lombriki per Snowdonia supera di slancio il loro esordio di qualche anno fa, configurandosi come la più eccitante proposta della scena sotterranea italiana degli ultimi mesi. il disco è intimamente collegato alla mostra "undergrrround nightmares": 30 ritratti di personaggi significativi della musica/cultura alternativa, eseguiti in modo da farli tornare perfettamente sconosciuti. È un po' la stessa cifra estetica di una musica che fa interagire strumenti organici ed elettronica per deturpare i lineamenti di decine di suoni diversi (dal rockabilly all'ambient passando per l'hardcore-punk, dal blues beefheartiano alla no-wave al funky e così via) secondo una perversione corrosiva che coglie sintonie istantanee con la San Francisco anni '70 di Tuxedomoon e Residents.
Oppure fanno parte anche questi ultimi della galleria di personaggi riprocessati?

(Valutazione: 5/5)

Enrico Ramunni - Rockerilla n.299/300 (Luglio/Agosto 2005)


L'esordio dei Larsen Lombriki è uno di quei lavori che difficilmente riesci a classificare: non che sia questa rivoluzione dodecaedrica (o mettete a caso un'altra parola roboante e senza alcun senso), semplicemente non comprendi subito la sua chiave di lettura, i suoi propositi e a chi si riferisce un lavoro del genere (chiamiamolo target? Ok, target).

Le venti tracce di questo nuovo capitolo della saga di Snowdonia si impegnano a raccogliere l'eredità dei Residents – su tutti, anche nell'iconografia – e della dark wave, del synth-pop meno compromesso e del rumorismo, così da mettere a punto un'opera a bassa fedeltà (e a basso volume, quello della registrazione che, effettivamente, è basso) destinata a diventare un piccolo oggetto di culto, in quanto disco pieno di ottimi spunti e dall'attitudine meramente sperimentale.

Assieme ad Aidoru e Lo Zecchino D'Oro Dell'Underground – a presto su queste pagine – i Larsen Lombriki compongono un tridente d'attacco che conferma il 2005 come un anno di grazia per l'etichetta di Cinzia Le Fauci, totalmente anarchica nella sua definizione così come la musica che produce. E questi Larsen Lombriki, di confini, ne superano davvero parecchi e sembrano crederci quel tanto che basta per convincere anche noi.

Hamilton Santià - Kalporz


Difficili da catalogare , al di fuori di ogni plausibile classificazione e trend musicale, i Larsen Lombriki hanno un approccio alla musica tanto caustico e ostico quanto divertito e divertente. Mischiano personalità propria, Suicide, Cabaret Voltaire, la lezione di No New York (da James Chance ai DNA di Arto Linsday ) o i più recenti Kills. Ma sono probabilmente i Residents i più evidenti ispiratori della filosofia artistica dei venti brani. Niente di facile sotto il sole ma l`ironia che pervade l`intero lavoro li rende certamente più fruibili (e simpatici) di tanti (pseudo) sperimentatori della porta accanto.

Radiocoop


La diversa diversità di comprensione, dovuta all'emisfero correttivo di una significante verità da immettere nel proprio linguaggio, nel proprio vocabolario intellettivo e intellettuale, la diversa diversità come forma ideologica di un pensiero pensieroso che vaga nelle menti gestionali di un ricordo mal ricordato, di un esclamazione che pur sempre gradevole, stona e non molto, con le vicissitudini di una legittima legittimazione personale, la diversa diversità come base socio pedagogica dell'insignificante sensibilismo democratico, fatto di doveri sottoforma di destabilizzazioni, e di reciproche reattività ancor tutte da immolare e stabilire. Distaccarsi notevolmente dalla massa, senza alcun problema pensieroso, senza alcuna esagerazione morfologica, distaccarsi in modo netto, dalle solite parole da bar, dalle solite insolite passionalità d'avanguardia, distaccarsi da se stessi, per provare l'ignoto vivere, per immaginare la propria essenza distruttrice e trasparente, vittima in assenza di ossigeno, di potenziamenti paradossalmente musicali. La sensibile sensibilità dell'espressione dinamitarda, la sensibile unificazione di diversi concetti audiovisivi, l'aroma mediterraneo di un assorbimento climatico da inoltrare, da eleggere, da far conoscere in profonda profondità istologica. Tutto questo fa parte dei Larsen Lombriki, band romana, al suo secondo lavoro distruttivo, che ritorna in scena molteplice, con un esagerazione culturale, mischiata all'essenza stessa di una durevole convinzione omogeneizzata, fuori dall'inconsapevole voglia ereditiera, unicamente stagionata. La consapevolezza di essere unici, a tutti i costi, in ogni campo sintattico, la consapevolezza essenzialista, di essere e avere un concetto personale altamente privilegiato, lungamente qualitativo, rispetto alla media non media determinante, artisti figli, di una generazione razionalmente irrazionale, sempre pronta a stupire le proprie anime saccenti, e le destinatarie volontà sostenitrici. Una musica schizzofrenica, una derivazione trasparente di una multiforme reattività sensoriale, un emblema post, che riemerge attraverso nuove esclamazioni perpetue, vecchie eleganze passionali. Comicità e sembianze di spessore autentico, miserazioni di una musica altamente sperimentale, rea di saper gestire in modo unicamente devoto, un progetto di unicità popolare, atta a destabilizzare l'intera umanazione quantitativa.

Voto:8
Luglio/Agosto 2005

a cura di Eugenio Nesci - passione alternativa



I Larsen Lombriki agiscono da anni dissodando con perizia il terreno del sottobosco - musicale e non solo - capitolino. Questo “Free From Deceit Or Cunning”, edito dai tipi della Snowdonia (a proposito, non perdetevi il geniale colloquio “pubblicitario” fra Cinzia La Fauci e un pacioso marpione afromericano, riguardo la promozione di questo CD…), conferma l'attitudine decostruttiva dei sei musicisti nascosti da pseudonimi (+uno, Pix, Abel Aabab, Rudi Van Mad, Ben Presto, E.Spenazo) e maschere stranianti: le lezioni fertili di Frank Zappa e Captain Beefheart si addizionano ad un evidente amore per il rock'n'roll allo stato brado (Honey, un mantra, o Carry On Devoted Forced Laughs, o A Silly Thing To Do) ed a una patologica inclinazione alla stravaganza (mai inascoltabile o seriosa, piuttosto ludica ed “irresponsabile”: Play Guitar As A Job).
La musica da film incredibilmente strana di Skilled At Something, Happy Hyped Hippy (With A Whip) - in cui la voce di Rudi Van Mad pare quella di un altro cantante ad alias, Y:dk - Time For Love e Birdsong , il “noise” degno della No-Wave newyorkese (Kosuth Youth), vandalismi sintetici assortiti (Stupid Rock'n'Roll, Polyplastic, Zalien), oscurità epilettiche alla Ian Curtis (Anytime, Can You Imagine Me); i Larsen Lombriki non si fanno mancare nulla, compresa una qualche forma di malinconia (Ocean e Returning To My Own Bed). Bravi.
Per fare i complimenti alla Snowdonia (soprattutto per esprimere le preferenze tra pollame ed ovini): snowdonia@tnet.it

Marco Fiori - Kathodik


In caso di un olocausto nucleare, gli unici a godersela alla grande rimarrebbero scarafaggi & co. Dubito che sarebbero in grado di ascoltare musica o di suonarla...
probabilmente comincerebbero col percuotersi il carapace, o qualcosa del genere.
Che ne sarebbe della musica di noi umani? Millenni di oblio, probabilmente, poi (qualcuno o qualcosa) scavando qua e là ne troverebbe traccia: frammenti di dischi rigidi, pezzi di cd, forse qualche scheggia di vinile... qualcuno magari proverebbe ad assemblarli, per 'vedere l'effetto che fa'.
I Larsen Lombriki non vengono dal futuro, anche se nel retro del cd ci mettono la parodia futuribile di un Papa (Benedetto CXVI?); non sono nemmeno insetti, sebbene all'interno del booklet campeggi una mosca umana.
I Larsen Lombriki in effetti vengono da Roma, a cavallo tra il ventesimo e il ventunesimo secolo; però il loro secondo disco sembra l'assemblaggio caotico di frammenti musicali provenienti dal passato prodotto da un archeologo sotto acido.
Si parte con uno swing post-industriale, si prosegue con una sorta di garage tagliato male (ronza in lontananza un'altra 'Human Fly', stavolta quella dei Cramps); e ci si incammina, tra schegge elettroniche anni'80, sprazzi ambient in cieli sincopati, country western da paesaggio marziano ... le suggestioni sono molteplici, evocate da una strumentazione che muta in contnuazione: impulsi elettronici, chitarra basso e batteria, sassofono. Voce ce n'è poca, anch'essa con svariati riferimenti, dal rockabilly alla new wave.
Scorie riciclate e riassemblate in un patchwork destabilizzante, venti porzioni di un polpettone forse un pò pesante, servite in un'ora: se per un verso si rischia l'indigestione, per l'altro ci si lascia solleticare il palato dalla varietà dei sapori.

Marcello Berlich - Losingtoday


Da buon ultimo a scrivere su di e per questo disco prima mi sono concesso un giretto su snowdonia.it e ho letto tutte le recensioni presenti nel sito di 'free from deceit or cunnings'. Ce ne sono parecchie e si dice di tutto e di più sul gruppo e ognuno c'ha la sua da dire e la sua etichetta da dare.. questa è la lista dei nomi a cui vengono accostati: Cramps, Quintron, Suicide, Royal Trux, JonSpencer, Flying Lizards, Lemon Kittens, Devo, Pere Ubu, Joy Division, Captain Beefheart, Talking Heads, Frank Zappa, Birthday Party, Morphine, Tuxedomoon, Chrome, James Chance, Cabaret Voltaire, Pop Group, Neu e poi addirittura Can, Velvet Underground, Syd Barrett; Brian Eno, Tom Waits... ma quasi tutti concordano sui Residents e forse me ne sono dimenticato pure qualcuno. Non faccio e non voglio fare commenti sui gruppi e comunque questa lista non mi lascia molto da aggiungere tranne che i casi sono 2 e molto semplici; o i recensori sono tutti pazzi o i Larsen Lombriki hanno qualcosa di interessante da dirci. Io propendo per la seconda idea e quindi gli amanti di questa devianza quà sanno già cosa devono fare per non perdersi una perla di vero underground romano.

Marcello Consonni - movimenta


Avvolta nello spiazzante delirio sonoro, provocato dalle 20 tracce di Free from Deceit or Cunning, oscillavo tra la probabilità di riversare fiumi di inchiostro sulle spalle del malcapitato album, o al contrario, quella di rimanermene lì immobile ad ascoltare ed ammettere con totale franchezza, di non essere in grado di scriverne nulla. Perché di materiale di cui parlare ce ne sarebbe stato e come, l'importante era capire come sarei riuscita a dare un ordine sintattico e lessicale allo stimolante caos indottomi dall'ultima fatica dei Larsen Lombriki. Per prendere tempo, e per chiarire le idee sia a me che a voi, potrei fornire qualche nota di presentazione del progetto. Da una parte c'è un cd saturo di tracce che oscillano tra noise, avant-rock, rockabilly, new wave, ad opera dagli artisti ‘multimediali' Larsen Lombriki. Parallelamente al suono scorrono le immagini di 30 personaggi noti ma 'irriconoscibili', della scena musicale, che la band, ha presentato nell'ambito di una controversa ‘demitizzante' mostra dal titolo ‘Undergrrround Nightmares'.
Poi c'è una fanzine che si che si chiama Rotor che è anche altro, e legate al tutto, molte avvincenti realtà di cui varrebbe la pena di parlare. Ma non voglio spingermi oltre, perchè nel frattempo la mia familiarità con i brani è aumentata, contemporaneamente al mio grado di alienazione, e risulta chiaro che i Larsen Lombriki, per la loro spiccata ed eclettica vena artistica, in altri tempi ed in altri luoghi, sarebbero potuti andare tranquillamente a braccetto con i Cramps, i Devo, i Kraftwerk ed i Suicide. Per ognuno dei brani colgo ispirazioni, citazioni ed atmosfere diverse dalla paranoica “Kosuth Youth”, al sound metallico e roboante di “Stupid rock‘n'roll”, dalla la divertita verve di “Time For Love” all' andamento soft e scomposto di “A Silly thing to do”. La materia è tanta e troppo libera per afferrarla complessivamente nella sua realizzata simbiosi tra richiami al passato, originale ispirazione creativa e ricerca di generi che ne anticipano altri. Ciò non significa trovarsi di fronte a sperimentazione fine a sé stessa o ad un'operazione drasticamente surreale, ma a brani completi e a loro modo intelligibili, che agiscono da ragionevole companatico emozionale per esperienze visive spietate e dissacranti. Vano tentativo di rimettere ordine nel caos. Prima di consigliarne ancora una volta un ascolto accurato sia a me che a voi - e senza il rischio di incorrere in pericolosi movimenti oscillatori - mi sentirei di affermare che “Free from Deceit or Cunning” è uno dei lavori più straordinariamente interessanti ed azzardati che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi.

M.C. - manucontino@yahoo.it - beautifulfreaks


Il pregio più grande di "Free From Deceit Or Cunnings" è che ti porta a ricercare nella memoria dischi sepolti dal tempo e dai trend. Birthday Party, Suicide, Bad Seeds, Pussy Galore. Suoni scarni, crudi ed elettrificati come non ne escono da ormai due decenni.

I Larsen Lombriki, consapevoli di questo, ci offrono un ora di musica per 20 idee e ricordi di una micro-epoca sonora che difficilmente sarà degna di un revival. Qui dentro
Nick Cave è ancora alle prese con i demoni dell'eroina e i Suicide incutono paura.

Se non riuscite più a trovare certi album o volete tornare indietro di vent'anni comprate assolutamente questo "Free From Deceit Or Cunnings". Altrimenti compratelo lo stesso: male certamente non vi farà. (
4/5)

Dale P. - Taxi Driver
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